Il consumo del mistero

Il romanzo di Carolyn Wells Il mistero di Deep Lake (Deep Lake Mistery) – mai tradotto in italiano – rappresenta dunque un interessante caso di studio per verificare la validità delle ipotesi di asservimento della letteratura alle regole del mercato.

I tentativi di accreditare la letteratura poliziesca, o del mistero, presso il grande pubblico iniziarono ben prima della Wells. Cominciò quello che viene considerato l’ideatore del genere, Edgar Allan Poe, con i libri I Delitti della Rue Morgue (1841), Il mistero di Marie Roget (1842) e La lettera rubata (1845). Seguirono, in pieno positivismo, la francese Émile Gaboriau (L’affare Lerouge, il cui protagonista è il celebre commissario Lecoch); Wilkie Collins (La pietra di luna); Fergus Hume (The mystery of a Hansom Cab) e Sir. Arthur Conan Doyle. I tempi,però, non erano maturi; nonostante questi sforzi la bassa scolarizzazione limitò di molto le aspirazioni generaliste del romanzo poliziesco. Fu solo con la nascita dell’industria culturale, a inizio Novecento, che la pubblicità e l’editoria furono chiamate a fare i conti, al pari delle altre iniziative industriali, con la necessità di rispondere a una maggiore domanda di consumo culturale, aumentando di conseguenza le tirature, e facendosi, peraltro, veicolo di visioni del mondo e ideologie funzionali all’intero principio di conduzione capitalistico del sistema sociale. Questo aspetto contraddittorio, che vede un genere letterario costituirsi quale prodotto di consumo perfettamente funzionale e integrante, e, allo stesso tempo, permette di considerare un libro quale sottile grimaldello per intravvedere spazi di libertà all’interno del sistema culturale novecentesco, costituisce uno dei dati di maggiore interesse e di rivalutazione del romanzo di Carolyn Wells.

Infatti, pur essendo un poliziesco evidentemente rivolto a un pubblico di massa, il romanzo non rinuncia a sollecitare l’autonomia del giudizio critico del lettore, garantendosi, inoltre, dal punto di vista autoriale, margini di autonomia in termini di ideazione, ambientazione e conduzione della vicenda. Come a dire che il mercato, con le sue regole e possibilità, pur essendo una forza decisiva nell’aprire l’editoria a una vastità di consumi e audience, non riesce ad attuare un controllo capillare e generalizzato della massa di fruitori e creatori. Così, dall’impianto narrativo del libro alle scelte dell’ambientazione, dal particolare momento storico in cui fu scritto al confronto con altri autori e con il resto della produzione della stessa scrittrice, estremamente prolifica e con incursioni in diversi generi letterari, tutto in questo romanzo sembra suggerire qualcosa di atipico, nell’ambito del genere, determinando una discreta, ma alla lunga concreta, perturbazione.

Ugualmente di grande interesse è l’occasione offerta da Il mistero di Deep Lake, quale viatico per compiere un viaggio dentro il genere poliziesco, ben prima del suo articolarsi in tutta una serie di sottogeneri, che vanno dalla mistery story, alla spy story, all’hard-boiled, al whodunit, al cozy thriller, fino alla nascita del noir, un vero genere autonomo, che segna un profondo mutamento all’interno del “giallo” facendolo diventare gradualmente qualcosa di molto diverso da quello che era agli inizi. Curiosamente, tra l’altro, il romanzo della Wells appare appena l’anno prima della pubblicazione, in Italia, del primo Giallo Mondadori (La strana morte del signor Benson, di S.S. Van Dine), che segna l’ingresso nel nostro paese del termine “giallo” e della letteratura così identificata.

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